My japanese name is 中村 Nakamura (center of the village) 久美子 Kumiko (eternal beautiful child).
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My japanese/anime name is Kohana=tiny flower.
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My insanely stupid emo name is kill my tears for the last time.
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my family







Cosplay che farò...
Yuki Cross
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Questa è una tesina che ho scritto per un esame ma rileggendola mi è piaciuta molto e allora eccola qua vediamo se piace anche a voi... (PS: è un po' lunga!!!)
Scrivere su noi stessi, un’autobiografia. Molti miei compagni di corso hanno detto: «Niente di più facile!» e pure io ho pensato «Sì cosa vuoi che sia!» Ma adesso che mi trovo davanti al computer non so cosa scrivere.
Forse perché le idee mi vengano è meglio che inizio con un’inquadra-tura generale della mia vita e poi spero le parole vengano da se.
Iniziamo…
Mi chiamo Donatella B. ho quasi 22 anni e sono originaria della bassa friulana, cosa di cui vado molto fiera.
In famiglia siamo in quattro: io, mio fratello, ed i miei genitori. A tutta la mia famiglia devo molto, soprattutto ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuto nelle mie scelte cercando di aiutarmi dove potevano, ma prima di tutto mi hanno insegnato a camminare con le mie gambe, ad essere autonoma nella mia vita. È pensando a questo particolare che mi viene in mente una cosa che molti hanno giudicato strana, ad otto/nove anni ero capace di prepararmi la pastasciutta da sola quando tornavo a casa dalle elementari e mio fratello per imitazione imparò ancora prima verso i sette anni. Questo mi fa sorridere perché penso che ci sono delle mie coetanee qui a Padova che non sanno cucinare nulla e che per ovviare a questo inconveniente vanno sempre a mangiare in mensa.
Io sono molto orgogliosa della mia famiglia, non capisco perché la gente però mi guarda perplessa, soprattutto dopo che sanno che qui a Padova mi mantengo da sola. Alcuni pensano che i miei siano dei genitori snaturati, io ovviamente non la penso così, non è causa loro se non possono permettersi di pagarmi tutte le spese universitarie, e in ogni modo penso che se fossi venuta a Padova con le spalle coperte da mamma e papà che pagavano tutto, non so se sarei stata capace di prendere seriamente l’università forse mi sarei adagiata e chissà quando la finirei. Invece, sapendo di tutti i sacrifici che costa stare qui a Padova, sto cercando di fare il possibile e mi sono concessa solo un anno di “sforo” per la laurea breve.
Ora che ho parlato della mia situazione generale, vi rimando a qualche riga più sopra dove accennavo al fatto di essere orgogliosa di essere friulana. I motivi di questo mio orgoglio sono due principalmente…
Il primo, che forse per molti può sembrare sciocco, sta nello spirito friulano: «un vero friulano non sta mai con le mani in mano!». Questa sciocchezza mi ha aiutato molto, la grinta che mi ha permesso di venire a Padova a studiare pur sapendo che avrei dovuto anche lavorare, proviene proprio dal mio spirito friulano. Io mi sento una figlia della “mia terra”, sento che devo portare avanti questo spirito e devo esserne fiera. Agli occhi della gente spesso appaio come una testarda, perfezionista, ma se c’è da fare mi rimbocco le maniche e mi metto al lavoro. E dove lavoro questo è molto apprezzato, l’ho capito nel momento del bisogno dove sono stati gli altri ad aiutarmi in cambio dell’aiuto dato in precedenza.
Il secondo motivo che mi lega in maniera quasi insolubile alla mia patria Friulana è il legame con le sue terre, i miei paesaggi, i campi in mezzo ai quali sono cresciuta, ma soprattutto il Tagliamento. Il mio fiume, custode di tanti miei ricordi, ma soprattutto legato ad un evento molto importante della mia vita. Ora racconto…
Nella primavera del 2002 mentre stavo passeggiando lungo l’argine del Tagliamento, mi capitò di trovare abbandonati in un angolo, in mezzo all’erba, delle siringhe usate e batuffoli di cotone ancora sporchi di sangue. Ne rimasi inorridita. Sapevo che come me molte persone venivano a passeggiare lungo le rive e sull’argine del Tagliamento, soprattutto mamme con bambini.
Non avevo neanche una vaga idea di cosa avrei potuto fare per risolvere quel problema, così chiesi consiglio alla mia insegnante di lettere la quale mi disse di scattare delle foto con le quali andare alla polizia per denunciare quello che avevo visto. Così feci. Purtroppo, la polizia non fece nulla, tanto che quell’immondizia pericolosa continuava a rimanere lì.
Circa un mese dopo, dopo una settimana di pioggia continua e poi un caldo secco, la situazione era peggiorata. Chiesi di nuovo consiglio alla mia professoressa di lettere la quale mi consigliò di mandare a «Il Gazzettino» un articolo scritto di mio pugno sulla situazione con in allegato le foto da me scattate. Seguii anche questa volta il suo consiglio, ma non pensavo che avrebbero mai pubblicato il mio articolo, e sinceramente pensavo che se lo avessero anche solo citato sarebbe stato un miracolo. E fu un miracolo! Meno di una settimana dopo trovai pubblicato su «Il Gazzettino» uno stralcio del mio articolo, con tanto di foto, ma la cosa più bella fu che la zona “sporca” fu ripulita e sterilizzata: bruciarono tutto il pezzo di area coinvolto.
Fu un’esperienza unica, mi sentivo finalmente anch’io di valore. Anch’io potevo dire la mia ed essere ascoltata. Ero fiera di me. Ed erano fieri di me anche i miei genitori, amici e tutti quelli che avevano sostenuto questa mia idea. Penso che questo sia stato un evento molto importante nella mia vita, mi ha aiutato a capire che basta volerlo, ci si può far valere in qualunque situazione. Quando si ha ben chiaro l’obiettivo, niente e nessuno deve poterci fermare!
Questo episodio della mia vita mi fa pensare ad un particolare tipo di “figura” che mi è sempre stata a fianco in questi 22 anni, e sono gli insegnanti. Ci sono parecchi di loro che in ogni fase della mia vita mi hanno incoraggiato ed aiutato, ed è merito loro se ora sono qui. Ovviamente non posso parlare di tutti loro, quindi ve ne presenterò alcuni…
Senza andare troppo indietro nel tempo, durante la scuola media inferiore, ho avuto la fortuna di avere a fianco due insegnanti che mi hanno molto aiutato nell’ambito scolastico e sociale, questi sono il professore Fant, più precisamente Don Carlo F., un insegnante di religione fantastico che nei tre anni delle scuole medie ha sempre creduto in me e ha fatto in modo, anno dopo anno, che io non venissi bocciata pensando che una bocciatura sarebbe stata solamente nociva per me.
Negli anni della scuola media ci fu anche una professoressa. Rosana D.L.. Ormai sono quasi 10 anni che se n’è andata, è morta di tumore. Il legame che ci legava era molto forte, o almeno da parte mia mi sentivo molto legata a lei, tanto da definirla una seconda madre per me. Quando seppi della sua morte, fu come un incubo per me. Mi sembra ieri da tanto bene che lo ricordo…
Era un pomeriggio di dicembre, poco prima delle vacanze di Natale, e mi chiamò un mio compagno di classe. Non mi aspettavo nessuna chiamata e non capivo che motivo avesse avuto per chiamarmi. Quando mi disse che quel pomeriggio la professoressa era morta, fu… non saprei come definirlo, come se cadessi sotto shock. Tutto mi sembrava irreale.
Tuttora non mi sembra vero che l’insegnante che meno di un anno prima ci accompagnò in settimana bianca con la scuola, che aveva sciato, fatto i pupazzi di neve e la sera ballato nella discoteca dell’albergo fosse morta. Non era possibile che una persona tanto importante e a me tanto cara se ne fosse andata così! Non ci credevo… Oggi a distanza di 10 anni, posso dire che come ho affrontato il lutto non mi ha aiutato molto e se fosse ancora in vita la mia professoressa non sarebbe molto orgogliosa di come mi sono comportata. Fu il primo lutto, vero e proprio, della mia vita. Non seppi reagire. Mi costruii un muro intorno a me. Passai ore a piangere per lei. Entrai in un periodo di grande crisi e ne uscii solo quando mio padre mi disse la verità sulla professoressa.
Chiusi il telefono in faccia a Gianluca, senza un saluto né niente e andai in giardino a piangere. Dovevo sospettare che c’era un qualcosa che non andava. Quell’anno, ero al secondo delle medie, la professoressa non era mai venuta a scuola ed avevamo una nuova insegnante di educazione fisica. Non capisco perché non lo percepii prima che c’era qualcosa che non andava, forse non volevo ammetterlo a me stessa.
Così scoprii che lei e mio papà si conoscevano bene e lei da giovane si era dedicata ai piaceri della vita come alcool e fumo. Mio padre mi impedì con la forza di pensare a lei, mi fece sparire la sua foto che tenevo sulla scrivania e mi disse di darmi una svegliata. Allora reagii, andai avanti e dopo un paio d’anni mi ritornarono la foto della professoressa che non tenni più sulla scrivania, ma la riposi nel mio diario.
Arrivò la terza media e venne il momento di scegliere il mio futuro. Non avevo grandi aspettative, secondo gli insegnanti avrei potuto frequentare solamente un corso professionale, al massimo un istituto professionale: oltre non sarei potuta andare. Così mi ritrovai all’Istituto Professionale per i Servizi Sociali di Monfalcone, dove feci conoscenza con una grande psicologa, il mio primo docente di psicologia: la professoressa A. Cristina. Lei ebbe subito fiducia in me e nelle mie potenzialità e lo disse chiaramente anche ai miei genitori.
Durante l’anno scolastico mi aiutò molto, mi difese, insieme all’insegnante di matematica, davanti a tutti i docenti che dicevano che non riuscivo a cavarmela. Mi incoraggiò a non mollare mai ed andare avanti. Per merito suo in prima superiore non fui bocciata, in compenso l’anno dopo mi “steccarono” con tutti 4 in pagella e l’unico 8 in matematica.
Qualche anno dopo, quando ero in quinta, mi capitò di rincontrare la mia professoressa mentre con la classe stavamo facendo animazione con i bambini in piazza; quando la professoressa mi vide quasi non ci credeva che fossi io e mi disse, mi ricordo benissimo le parole: «Donatella! Ti ho lasciato timida e chiusa nel tuo guscio e ti ritrovo attiva e piena di entusiasmo. Sono orgogliosa di te!».
Mi sembrava di volare a cinque centimetri da terra. Qualcuno era orgoglioso di me: ero cresciuta.
Un'altra insegnante che influenzò la mia vita fu l’insegnante di lettere che ebbi in quarta superiore, la professoressa T. Narcisa. Ma di lei ve ne ho già parlato perché era stata lei, insieme alle insegnanti di religioni e diritto, ad incoraggiarmi nella mia “battaglia” per la pulizia del Tagliamento.
E questi sono alcuni dei insegnanti che hanno influenzato la mia vita. Qui ho parlato solo di professori, ma ci sono anche le maestre della scuola materna e delle elementari, per non parlare dei professori con cui ogni giorno mi ritrovo quando vado al lavoro.
Posso considerarmi molto fortunata perché ho sempre avuto a fianco qualcuno che mi appoggiava e sosteneva, sia all’interno che all’esterno della famiglia.
Ho appena riletto quello che ho scritto e mi pare che posso concludere questa tesina autobiografica con un pezzo di una canzone che esprime chiaramente il mio pensiero (chiedo scusa per la terminologia un po’ rozza, ma non ho voluto modificare una sola parola del testo originale).
«Quando vedo crollare quello in cui credo e riparto da zero, so che ogni cosa la devo alle palle quadre di mio padre e al suo sudore, al sorriso di mia madre e al viso di ogni nonno che proietta amore. Mio fratello più piccolo, ora più alto di me, nonno mi protegge sulla stella più bella che c’è. Ai miei amici esauriti alle notti felici di vizi proibiti, e realizzi che lo stile è quando siamo uniti. Solo quando stiamo assieme la storia è vivibile, passa parola ad ogni persona visibile, e tutto è possibile per chi non si arrende e difende il sogno che ha…».
Mi sarebbe piaciuto terminare con una frase che riassume la mia vita, ma non ci sono capace. È difficile riassumere in una riga 22 anni di vita senza cadere nel banale. Ma forse ci posso provare…
Sono nata grazie all’amore della famiglia, ho vissuto grazie all’amore degli amici e delle persone che ho incontrato lungo il mio cammino e vivrò per poter amare qualcuno come sono stata amata io.
È un po’ patetica, ma non saprei come riassumere diversamente.
Mi ritengo molto fortunata, nella non mi è mai mancato nulla che mi fosse utile, quello che mi è mancato è stato solo il superfluo e forse è meglio così.
Grazie Mamma, Grazie Papà, Grazie a tutti quelli che mi sono stati a fianco in questi anni… I love my life because my life are you.

Chiedo aiuto alla grande Mizar...
Non mi ricordo come mi avevi detto di fare per aggiungere un pezzo alla colonna... io ci ho provato ma mi si era incasinato tutto di tutto... HELP ME PLEASE!!!
PS: perchè non sempre riesco a mettere i tags???

Quella che seguirà è una lettera per il mio ex... aspetto dei commenti... la invio oppure no? Buona lettura...

